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Uragani: improbabile il loro “landfall” fino alle nostre coste, Sicilia a parte

Perché non spingono verso nord verso le coste Tirreniche e adriatiche. In Redazione Mario Giuliacci

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I fenomeni più violenti del Mediterraneo sono i cicloni mediterranei, strutture simili ai cicloni tropicali (uragani, tifoni). Sono spesso denominati anche TLC (Tropical Like Cyclones) o anche Medicanes  (Mediterranean Hurricanes ) o anche bombe meteorologiche per la loro violenza

Nel ultimi 60 anni strutture simili sono  state osservate un ventina di volte. Come i cicloni tropicali, hanno una struttura nuvolosa a spirale, il tipico occhio al centro, circondato da una muraglia di nubi temporalesche,  venti fino i 130 km/h, diametro di 200 km circa.

Il periodo in cui si possono verificare è tra fine agosto e settembre, quando la temperatura superficiale del mare supera i 26-27 °C, condizione che, per i nostri mari, si può riscontrare solo su Ionio, Canale di Sicilia.

I cicloni mediterranei non si sono mai abbattuti,  nel pieno della loro forza, sulle zone costiere della penisola. Il motivo è semplice: il ciclone una volta innescatosi, si sposta nelle zone vicine  per alimentarsi di calore. Solo sullo Ionio e  sul Canale di Sicilia è  possibile talvolta  trovare così estese acque superficiali con temperature superiori a 26-27 °C fino in prossimità delle nostre coste.

Sulle restanti coste tirreniche e adriatiche l’estensione delle acque marine superficiali surriscaldate – la causa prima di innesco e di mantenimento in vita degli uragani – non è  così elevata da favorirne la formazione.

Ma se il global warming aumenta ai ritmi attuali è probabile che presto vedremo colpite da uragani anche  le coste laziali e toscane.

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