Home / Clima / Terra sempre più calda o nuova glaciazione alle porte?

Terra sempre più calda o nuova glaciazione alle porte?

Nell’ultimo milione di anni la Terra è regolarmente scivolata, più o meno ogni 100 mila anni, in lunghi e rigidi periodi di gelo, noti come Grandi Glaciazioni. Tra una glaciazione e la successiva si sono alternati però periodi relativamente caldi, i periodi interglaciali, della durata di circa 10-12 mila anni, di cui l’ultimo è proprio quello che stiamo vivendo. Se è vero allora che l’ultima grande glaciazione è terminata fra 11 e 13 mila anni fa, potrebbe essere alle porte una nuova avanzata dei ghiacci! Dobbiamo quindi rassegnarci all’imminente avanzata del gelo? Probabilmente, no. L’avvio e la periodicità delle glaciazioni difatti è in generale regolato da fattori astronomici, ovvero dalle variazioni dell’orbita e dell’inclinazione dell’asse della terra: ebbene l’attuale configurazione è molto simile a quella che ha caratterizzato un’altra fase post-glaciale, collocata circa 400 mila anni fa. Un periodo interglaciale che, contrariamente al normale, è durato molto più di 12 mila anni!

interglacials.gif

Se, quindi, sembra scongiurata una nuova grande glaciazione, come sarà il clima del XXI secolo? In epoche passate il clima, e le sue variazioni, sono stati governati principalmente da fattori astronomici, dalle oscillazioni nell’energia emessa dal sole, da variazioni naturali dell’effetto serra, dalla deriva dei continenti e da grandi catastrofi naturali, come l’impatto di meteoriti o eruzioni di inaudita violenza. Negli ultimi millenni invece un nuovo importante fattore è giunto ad influenzare, in forma sempre più consistente, il clima: la civiltà umana. In effetti dal 1860 a oggi la temperatura media della Terra è aumentata di circa un grado. Una parte di questo riscaldamento è senza dubbio da attribuire al Sole: dallo studio dell’isotopo 10 del Berillio intrappolato nei ghiacci perenni di Groenlandia e Antartide alcuni studiosi dell’Università di Olou, in Finlandia, hanno difatti scoperto che mai, negli ultimi 1150 anni, il Sole ha emesso tanta energia come ai giorni nostri. Tuttavia, almeno stando all’ultimo rapporto del IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), gran parte del surriscaldamento della Terra andrebbe addebitato al sempre più intenso effetto serra provocato dalle attività umane. E nei prossimi decenni, sempre secondo gli scenari descritti dal IPCC, le temperature medie planetarie aumenteranno ulteriormente e rapidamente. Se difatti, da una parte, ricercatori del BAS (British Antartic Survey), sostengono che nei prossimi 100 anni l’attività del Sole andrà progressivamente calando, è poco realistico pensare che durante questo secolo possano diminuire le emissioni di gas serra, e anzi è molto probabile che entro il 2100 le concentrazioni di CO2 (il più importante gas serra) diventino due se non quattro volte quelle dell’epoca pre-industriale, considerato che nell’Asia ci sono circa 3 miliardi di persone che aspirano a raggiungere il tenore di vita dei paesi occidentali.

co2_data_mlo

Il tutto, ovviamente, con effetti devastanti sul clima. Del resto l’ultima volta in cui sul nostro Pianeta si sono viste concentrazioni di anidride carbonica doppie (cioè 560 ppm) di quelle pre-industriali è stato circa 10 milioni di anni fa, e se addirittura l’anidride carbonica fosse quattro volte (evento comunque possibile entro pochi secoli) quella precedente all’industrializzazione, vivremmo una situazione molto simile a quella che ha caratterizzato il Cretaceo, l’era dei dinosauri. Proviamo allora ad immaginare come cambierà nel corso di qualche decennio il clima se veramente raddoppieranno le concentrazioni di CO2. La temperatura media del Pianeta salirà di 2-3 °C, ma il riscaldamento non sarà equamente distribuito: l’aumento di temperatura sui continenti dell’Emisfero Nord sarà due volte maggiore rispetto all’aumento medio globale, mentre nell’Emisfero Sud, dominato dagli oceani, sarà inferiore alla media. In Europa ciò si tradurrà in una temperatura media anche di 4-5 °C superiore a oggi e in stagioni estive sempre più calde e torride: un’estate rovente come quella del 2003 diventerà la norma anziché l’eccezione. Le precipitazioni globali, con un ciclo idrologico accelerato dal maggior calore dell’atmosfera (più è calda l’aria, maggiore è la quantità di vapore acqueo che può contenere), aumenteranno anche del 10-20%. Tuttavia vi saranno forti differenze a scala regionale: l’Europa Meridionale diventerà molto più secca, mentre le piogge aumenteranno sul Nord Europa, e, in ogni caso, diventeranno più probabili lunghi periodi di siccità su tutto il continente. Cambierà anche il modo in cui piove: le piogge saranno sempre più concentrate in poche giornate piovose caratterizzate da violenti nubifragi. Alle latitudini tropicali, la differenza di temperatura sempre più marcata tra oceani e continenti, renderà i monsoni molto violenti e instabili, con disastrose inondazioni molto più frequenti di oggi. Aumenteranno in frequenza e intensità anche tornado e trombe d’aria, fenomeni il cui carburante sono il calore e l’umidità dell’aria. Il livello dei mari salirà di qualche decina di centimetri, in parte per lo scioglimento dei ghiacciai montani e il parziale scioglimento delle calotte polari, ma soprattutto per l’espansione termica delle acqua oceaniche. Se però, come ipotizzato da alcuni studiosi, dovesse sciogliersi completamente la calotta di ghiaccio che circonda la Groenlandia (eventualità credibile qualora il riscaldamento dell’Artico superasse i 3 °C) allora il livello dei mari potrebbe anche di 7 metri! Con conseguenze disastrose: grandi città come Londra, Copenaghen, Rotterdam, Venezia, Miami, New York e Bangkok sarebbero sepolte dal mare. In compenso gli inverni artici consentiranno a fitte foreste di conifere di sostituire la fascia di terreno ghiacciato (permafrost) e tundra che attualmente circonda il Polo Nord.

National Geo Mondo senza ghiaccio EUROPA small

E anche peggio andrebbe se dovessero fondersi completamente entrambe le calotte polari: il livello dei mari infatti salirebbe di oltre 70 metri e ne verrebbe stravolto il profilo di tutti i continenti, con l’Italia che, ad esempio, perderebbe tutte le attuali località costiere e anche buona parte della… Valpadana! Ci attende quindi un secolo di disastri climatici e clima rovente? Non è detto… C’è ad esempio uno studio condotto qualche anno fa da ricercatori dell’Università di Berna che, confortati da simulazioni effettuate al computer, ipotizzano che il Global Warming possa interrompere, in tempi relativamente brevi, la circolazione termoalina, ovvero quel complesso meccanismo di correnti oceaniche che trasporta circa un miliardo di megawatts di calore – un surplus di energia pari a circa il 30% del calore fornito dal Sole alle alte latitudini – dal Golfo del Messico, attraverso la Corrente del Golfo, fino al Nord Atlantico e all’Europa.

thermohaline_conveyor.0900

Con la Corrente del Golfo difatti grandi quantità di acque molto calde si muovono prima lungo le coste del Nord America, e poi verso est, dove un suo ramo (la Corrente del Nord Atlantico) si spinge fino al Nord Europa. Durante questo tragitto le acque della corrente evaporando diventano via via più fredde e salate, e quindi anche più dense (la densità dell’acqua aumenta con la sua salinità, ed è maggiore per temperature prossime a 0 °C). Così, giunta in prossimità di Islanda e Groenlandia, la Corrente del Nord Atlantico, ora assai densa e pesante, si inabissa a 2000 metri di profondità, da dove poi si muove verso sud, lungo i fondali, alla velocità di circa 10 chilometri al giorno. L’acqua che sprofonda verso gli abissi, come se ci fosse un unico nastro che attraversa da parte a parte l’oceano, trascina altra acqua calda verso il Nord Atlantico, per colmare il vuoto che lì si viene a formare. Secondo gli studiosi svizzeri con lo scioglimento della calotta artica però grandi quantità di acqua dolce (il ghiaccio è formato sostanzialmente da acqua non salata) invaderanno il Nord Atlantico: questa parte di oceano diventerà così meno salata e la produzione di acque profonde sarà molto ridotta (nell’arco di un centinaio di anni potrebbe anche cessare del tutto) rallentando anche l’afflusso delle calde acque della Corrente del Golfo verso l’Europa. Le conseguenze? In Europa la temperatura media subirà un brusco calo di 3-4 gradi, la calotta artica tornerà ad allungarsi sull’Europa Settentrionale, gli icebergs si spingeranno fino alle coste del Portogallo e tempeste di neve si abbatteranno su gran parte del continente. In realtà le conseguenze di un’interruzione della circolazione termoalina sono piuttosto incerte. Un evento di questo genere, circa 12000 anni fa, ha già causato in improvvisa avanzata dei ghiacci sull’Europa e il Nord America. Tuttavia è molto più probabile che un indebolimento del nastro trasportatore, considerando anche il quadro generale di surriscaldamento del Pianeta, provochi solo un raffreddamento del clima europeo e non una vera e propria glaciazione, così come è già avvenuto tra gli anni ’60 e ’70. Insomma, un futuro “caldo” sembra assai più probabile di una nuova glaciazione. Sempre che un’immane disastro naturale non rimescoli le carte in tavola, scatenando il ritorno del gelo sul nostro Pianeta. E’ ciò che paventano alcuni ricercatori dell’Università di Londra, secondo i quali entro la fine del secolo una nuova spaventosa eruzione potrebbe scuotere il megavulcano che si cela sotto il Parco di Yellowstone (un cratere sotterraneo, lungo 70 chilometri e largo 30, nascosto qualche chilometro al di sotto della superficie). La sua esplosione scaglierebbe nell’atmosfera chilometri cubi di roccia, cenere, polvere e materiale sulfureo: il sole verrebbe oscurato per decenni e anche più, condannando la Terra ad un lungo rigido inverno.

Check Also

CRBC265857_ARCA824_1274_01

Le neviere, il freezer del passato

Fino ad un secolo fa la neve nelle neviere era così preziosa da essere denominata …