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Tempi duri per i meteoropatici quando “scoppia” la primavera

Il “mal di primavera” è in genere scatenato dalla incapacità del corpo di adeguarsi ai repentini cambiamenti del tempo tipici della stagione. In Redazione Mario Giuliacci

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“Maledetta primavera! “. Un‘invettiva presa in prestito da una bella canzone degli anni ‘90 e che calza a pennello con lo stato d’animo di molti meteoropatici che in questa stagione sanno di andare puntualmente incontro a un’infinità di tipici malesseri.

Le cause?  Senz’altro lo stress psicofisico scatenato dai proverbiali repentini cambiamenti di umore del tempo. Ma il mal di primavera per molti invece è frutto dell’incapacità del proprio orologio biologico di sincronizzarsi, giorno dopo giorno, con il passaggio graduale dal grigiore e dal freddo delle giornate invernali alla luminosità e al tepore di quelle primaverili.

Per di più, a rincarare la dose, ci pensano le allergie da pollini, una sindrome che nell’ultimo decennio ha subito un vero e proprio boom al quale non è estraneo il crescente inquinamento atmosferico.

 

La luce della primavera risveglia i sensi ma affatica il corpo

 

Con la primavera le giornate si allungano, la luce diviene più intensa, i colori più brillanti.

Gli occhi percepiscono ovviamente questa differenza cromatica rispetto agli sbiaditi e incolori raggi solari dell’inverno.

Le informazioni luminose sono convogliate sulla retina e, da qui, in parte verso la corteccia visiva attraverso i nervi ottici e, in parte, verso la parte più profonda del cervello ove un nucleo ad hoc di cellule “quarzate”, misura, giorno dopo giorno, la lunghezza della giornata solare sulla base della numero di ore con luce o con buio.

E’ in questo modo che il cervello, ad inizio primavera, viene avvertito che l’ambiente atmosferico sta cambiando e che è giunto il momento di sintonizzare le funzioni vitali del corpo con l’allungamento progressivo del giorno e con il corrispondente accorciamento della notte.

Ma non tutti riescono a stare al passo con gli incalzanti ritmi imposti all’organismo dal rapido aumento, giorno dopo giorno, del numero di ore con luce  ed ecco allora quel senso di spossatezza e di stanchezza muscolare e quei faticosi risvegli al mattino che la saggezza popolare ha sintetizzato nel famoso proverbio: “aprile, dolce dormire!”.

Il “rischio primavera” sembra prediligere le donne, il cui fisico, stagioni a parte, è esposto, più che l’uomo, a situazioni di affaticamento e di stress.

Basta pensare agli sconvolgimenti ormonali legati al ciclo, ai vari disturbi della sindrome premestruale o, ancora, al corteo di sintomi che accompagnano la menopausa ma anche alle difficoltà nel conciliare il lavoro con il ruolo di mamma.

E, per di più, spesso sono le donne stesse a stressare l’organismo con diete debilitanti per “mantenersi in linea”.

In effetti nelle diete ipocaloriche vengono eliminati dal menu cibi come cioccolato, crusca, mandorle, noci, arachidi, e carne, alimenti tutti che contengono in abbondanza il magnesio, un elemento chimico basilare per il nostro equilibrio psicofisico e la cui carenza provoca appunto sensazione di stanchezza.

La maggiore luminosità e il maggiore tepore della stagione provocano anche una   iperattività in tutte le nostre funzioni vitali, per far fronte alla richiesta di una maggiore produzione di ormoni, come quelli che scandiscono i ritmi del sonno e del risveglio e, soprattutto, quelli che regolano la riproduzione.

Ecco perché nell’uomo, così come in molte altre specie animali, in primavera esplode la libido

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