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Scilla e Cariddi, le correnti di marea immortalate da Omero, tra leggenda e realtà

Le pericolose e vorticose correnti marine che rendono tempestoso lo Stretto di Messina. In Redazione Mario Giuliacci

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 La leggenda

Scilla e Cariddi erano due mostri marini che vivevano nello stretto di Messina. La leggenda narra che Scilla era una splendida ninfa, figlia di Forco e Crataide. Quando il dio del mare Glauco si innamorò di lei, andò dalla maga Circe a chiedere un filtro d’amore, ma Circe a sua volta si invaghì di lui.

Rifiutata da Glauco, rosa dalla gelosia, Circe trasformò la rivale Scilla in un mostro con dodici piedi e sei teste. Il mostro si nascose in una spelonca dello stretto di Messina, dal lato opposto a quello di Cariddi, e quando i naviganti si avvicinavano a lei, con le sue bocche li divorava.

Cariddi, un mitico gorgo dell’estremità settentrionale dello stretto di Messina. Descritto come un mostro figlio di Poseidone e di Gea, succhiava l’acqua del mare e la risputava tre volte al giorno con tale violenza da far naufragare le navi di passaggio.

 

La realtà

Nello dello Stretto di Messina ogni giorno le onde di marea riversano dal Tirreno allo Jonio e viceversa quasi 600.000 metri cubi di acqua al secondo alla velocità di 7-8 km all’ora, una portata grosso modo 600 volte superiore a quella del Po.

Il fenomeno è reso possibile dalla assenza di sincronismo tra le maree dei due bacini. Quando infatti lo Jonio è in alta marea, il Tirreno si trova in bassa marea ed il dislivello mette in movimento enormi quantità di acqua che risalgono lo Stretto da sud verso nord come Corrente montante.

 Ma poi, quando nel corso del giorno i due bacini si scambiano i ruoli, lo Stretto viene attraversato in senso inverso dalla Corrente scendente. Però in prossimità delle coste, il freno opposto dalla terraferma genera altre due correnti opposte (i Bastardi, controcorrente della montante ed i Refoli, controcorrente della scendente).

Dallo scontro tra la corrente primaria e la rispettiva controcorrente prendono a loro volta vita turbinosi mulinelli, i Vortici, un vero e proprio incubo per i marinai fin dall’antichità. I più temibili sono quelli di Scilla e Cariddi, immortalati appunto da Omero.

Nella foto: la cittadina di Scilla

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