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Polo Nord arroventato? E’ colpa della sabbia

La sabbia proveniente dai maggiori deserti del Pianeta, raccolta dalle correnti atmosferiche, può essere trascinata molto lontano dal luogo di origine, a migliaia e migliaia di chilometri di distanza, e gioca un ruolo fondamentale in alcuni importanti processi atmosferici. In particolare è oramai chiaro come la sabbia presente nell’atmosfera intervenga nel bilancio radiativo (bilancio tra energia ricevuta ed energia dispersa verso lo Spazio), nella formazione di nubi e piogge e addirittura nel ciclo del carbonio.

Del resto di recente uno studio (“The role of mineral-dust aerosols in polar temperature amplification”) pubblicato sulla rivista scientifica Nature Climate Science ha evidenziato come la sabbia presente nell’Atmosfera abbia contribuito allo sproporzionato riscaldamento della regione artica nel passaggio tra l’ultimo Massimo Glaciale (periodo fra 26000 e 19000 anni fa) e l’Olocene (periodo fra 8000 e 2000 anni fa).

In particolare durante le fasi climatiche più fredde, come durante l’ultimo Massimo Glaciale, alle medie e basse latitudini aumenta la presenza di regioni aride e quindi anche di sorgenti di polvere atmosferica, la quale poi trasportata ad alte latitudini dalle correnti atmosferiche ha la capacità di raffreddare le regioni polari. L’azione della sabbia presente nell’aria è infatti quella di riscaldare la parte più alta della Troposfera e di raffreddare lo strato atmosferico più basso, contribuendo tra l’altro a rendere la colonna atmosferica maggiormente stabile, con un ulteriore effetto di raffreddamento della superficie per la mancanza di moti turbolenti che possano efficacemente ridistribuire il calore.

Durante le fasi in cui le temperature medie planetarie crescono però aumentano anche le piogge che bagnano le medie e basse latitudini, per cui diminuisce la quantità di sabbia presente nell’Atmosfera, sia per una riduzione delle superfici desertiche sia perché quantità maggiori di polvere atmosferica vengono trascinate al suolo dalla pioggia. In tal modo viene parzialmente meno l’effetto di raffreddamento della sabbia sulle regioni polari che quindi si riscaldano a velocità superiori di quanto non avvenga nel resto del Globo.

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