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L’Artico si scioglie, ma c’è chi sa come salvarlo

Negli ultimi decenni la Calotta Polare Artica si è velocemente rimpicciolita, soprattutto a causa del rapido aumento delle temperature medie della regione, anche superiore a quello – già notevole – a scala planetaria. Le ultime analisi in particolare sembrano indicare che in questo 2017 la massima estensione, che come ogni anno si raggiunge a fine inverno, sarà la più piccola dell’era moderna.

Artico n2016 e ghiaccio antico

Ma non è solo la superficie totale della banchisa artica che sta diminuendo. Sta velocemente calando anche la presenza di ghiaccio “vecchio”, cioè quello che è presente da almeno 4 anni e che, per questo, è più resistente all’azione del clima e alla fusione: l’area coperta da ghiaccio vecchio infatti è passata da 1 milione e 860 mila chilometri quadrati del 1984 ad appena 110 mila chilometri quadrati del 2016! (nell’immagine della NASA il minimo del ghiaccio artico di settembre 2016: il bianco più acceso indica la presenza di ghiaccio “vecchio)

Insomma, il ghiaccio del Polo Nord sembra davvero spacciato, e come descritto in un altro articolo, in estate potrebbe scomparire del tutto entro la metà di questo secolo. O forse no! Già, perché un team di scienziati guidati dal fisico Steven Desch dell’Arizona State University avrebbe ideato un metodo per salvare la banchisa artica: aumentare la produzione di ghiaccio artico attraverso l’utilizzo di pompe alimentate dall’energia eolica.

Il progetto infatti prevede di posizionare nella regione oltre 10 milioni di pompe alimentate dal vento: durante l’inverno questi apparecchi verrebbero utilizzati per pompare sulla superficie della banchisa grosse quantità di acqua marina che poi, a contatto con il ghiaccio, congelerebbero, favorendo un inspessimento della Calotta stimato in circa un metro.

Una banchisa più spessa diverrebbe così più resistente alla fusione durante i caldi mesi estivi, limitando la regione artica che rimane priva di ghiaccio e innescando così un circolo virtuoso che potrebbe aiutare la Calotta Polare a resistere anche in un futuro dominato dal Global Warming.

Come descritto nella ricerca che Desch e i suoi colleghi hanno di recente pubblicato sulla rivista scientifica Earth’s Future, l’operazione avrebbe comunque costi enormi: il posizionamento di un numero così elevato di pompe eoliche infatti richiederebbe un investimento economico di circa 500 miliardi di dollari!

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