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Errore di previsione o di… comunicazione?

Negli ultimi decenni la Meteorologia ha fatto passi da gigante e le previsioni del tempo sono diventate notevolmente più precise e attendibili. Un progresso ottenuto soprattutto grazie all’utilizzo di potenti calcolatori che ora rendono possibile applicare all’Atmosfera dei modelli fisico-matematici, ovvero complessi programmi informatici che utilizzando le equazioni della Fisica per simulare il comportamento dell’Atmosfera e le sue dinamiche circolatorie.

Nonostante ciò però talvolta il meteorologo incappa ancora in clamorose “toppate”, soprattutto a causa dell’imperfetta conoscenza dell’Atmosfera: per sapere con precisione il “tempo che farà” infatti è fondamentale conoscere alla perfezione la situazione di partenza, cioè il “tempo che fa”, ma per fare ciò avremmo bisogno di una rete di stazioni meteo, separate di pochi metri l’una dall’altra, che copra l’intera superficie del Pianeta; inoltre alcuni dei processi che si realizzano all’interno dell’Atmosfera ci sono tutt’ora poco chiari, e ciò inevitabilmente si ripercuote nei modelli fisico-matematici, dove diventa difficile rappresentare fedelmente il comportamento del fluido atmosferico.

Non sempre però la previsione sbagliata è davvero… sbagliata! A volte infatti il pubblico recepisce la previsione come “sbagliata” anche se, in realtà, il meteorologo aveva correttamente previsto l’evoluzione del tempo. L’errore in tal caso non risiede più nel processo scientifico che coinvolge dati, calcolatori, modelli fisico-matematici e previsore, quanto piuttosto nel passaggio dalla mente e dalla penna del meteorologo fino alle orecchie del pubblico: si tratta, insomma, di un errore di comunicazione. Spesso poi questo errore non dipende neanche da eventuali limiti comunicativi del meteorologo quanto piuttosto dall’inadeguatezza dello strumento di comunicazione: si tratta infatti di errori inevitabili, dettati dal mezzo scelto per comunicare e dalle modalità utilizzate per farlo.

In tal senso il mezzo televisivo, senz’altro quello più efficace nel diffondere le informazioni, è anche quello che con maggior facilità può generare il cosiddetto “errore di comunicazione”. Basti pensare alle mappe dell’Italia usata dai meteorologi televisivi durante i loro interventi: esigenze televisive, cioè di qualità e chiarezza dell’immagine, impongono che le condizioni meteo dell’intero Paese vengano descritte con un numero limitato (e di solito incredibilmente basso) di icone, ma in tal modo si finisce inevitabilmente per generalizzare in modo eccessivo il tempo previsto. Ecco allora che due località vicine tra loro vengono descritte dalla medesima icona (nuvoloso, pioggia, neve etc etc) anche nelle occasioni in cui in realtà il meteorologo vorrebbe dare previsioni due differenti. E non vallo trascurati neanche i problemi legati al tempo disponibile per descrivere situazioni a volte anche molto complesse: pochi secondi, quali quelli che necessariamente regolano la diffusione delle informazioni attraverso il mezzo televisivo, non consentono certo di descrivere in modo accurato le varie situazioni meteo presenti lungo una grande nazione lunga, tortuosa e complessa come la nostra.

In ultimo, non c’è dubbio, talvolta anche il meteorologo ci mette del suo: del resto è esperto della disciplina scientifica e spesso, ahimè molto spesso, decisamente meno capace nella sfera comunicativa. E invece, nel momento in cui il revisore porta la sua previsione al grande pubblico, dovrebbe comportarsi come un vero e proprio divulgatore/giornalista, rispettando quindi tutte quelle norme che regolano la comunicazione. Regole di utilizzo, che servono a rendere efficace e adeguato il messaggio che si vuol comunicare, e regole deontologiche, che dovrebbero ricordare al meteorologo il peso delle sue parole (è noto come le previsioni del tempo, specie in alcuni settori, abbiano oramai un grande peso economico). Un moderno meteorologo televisivo, o comunque divulgativo, non può assolutamente limitarsi a fare lo scienziato, deve inevitabilmente essere anche un po’ (ma forse dovrei dire “tanto”) giornalista.

Insomma, a volte la previsione può risultare errata nonostante l’ottimo lavoro del meteorologo, semplicemente perché nel divulgarla va persa una parte, spesso consistente, della sua attendibilità e precisione. Problemi di divulgazione della previsione di cui il meteorologo il più delle volte è ben conscio, ma che dovrebbero essere chiari anche all’utente finale, in modo da minimizzarne le conseguenze. Si potrebbe in tal senso obiettare che altri mezzi di comunicazione, come ad esempio la carta stampata o internet, non sono afflitti (o comunque lo sono in misura molto minore) da questo tipo di problema. Quindi quale mezzo privilegiare nella divulgazione scientifica e in particolare in quella meteorologica?

La via migliore per una comunicazione scientifica completa ed efficace è probabilmente quella che integra i vari mezzi a disposizione: la televisione per creare l’interesse o comunque fornire pochi scarni avvisi di rilevante interesse pubblico, indicando però un percorso che preveda una descrizione più analitica, in particolare attraverso l’utilizzo del web, come successivo momento di approfondimento.

 

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