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Il clima dell’Europa nel primo millennio dopo Cristo

L’impero romano soccombe all’assalto dei “barbari” grazie al clima dell’Europa nel primo millennio dopo Cristo. La più grande migrazione di popoli verso le miti e ricche sponde del Mediterraneo. In Redazione Mario Giuliacci

La grave siccità che intorno all’inizio del millennio aveva iniziato ad affliggere le aree che si affacciano sul Mediterraneo meridionale, intorno al 300-400 d.C. trasformerà in sabbia La Tunisia che i Romani amavano definire il “granaio di Roma”.

Nello stesso periodo il deserto si appropria anche di altre vaste regioni del globo, come la valle del Tarim, nel Sinkiang, una volta attraversata dall’antica “rotta della seta” e percorsa dalle carovane di mercanti che, al tempo dei Romani, trafficavano tra la Cina e il Mediterraneo.

Lungo tale valle si possono ancora oggi ammirare le vestigia di numerose città ora inghiottite dalla sabbia.

Comunque nei primi secoli del millennio la temperatura tende a risalire su tutto il nostro continente e il conseguente miglioramento del clima anche alle latitudini medio-alte sposta ora verso l’Europa centro-settentrionale il baricentro della civiltà, proprio nel momento in cui l’impero romano è in decadenza.

Fig.1

Fig.1 – temperatura nel primo millennio D.C.

La circostanza dà il via alle invasioni barbariche verso la nostra penisola. Così intorno al 300 d.C., a seguito di una prolungata siccità che distrugge i pascoli dell’Asia centrale, gli Unni sono costretti ad abbandonare il Kanshu e l’attuale deserto del Gobi e raggiungono la Pannonia (l’attuale Ungheria) da dove poi nel 452 d.C. partirà l’attacco sferrato da Attila alla capitale dell’impero.

Nel frattempo le favorevoli condizioni climatiche apportano invece una crescente prosperità ai “barbari” dell’Europa centrale e del Baltico (Ostrogoti, Visigoti, Vandali, Longobardi).

Fig.2

Fig. 2- Rotte delle invasioni barbariche nel primo millennio D.C.

 

La necessità di reperire altre risorse, a seguito del rapido aumento della popolazione portato dal benessere, è probabilmente il principale stimolo all’invasione delle terre del decrepito impero romano.

Intorno al 700 d.C. ha inizio anche il tentativo di invasione dell’Europa anche da parte degli Arabi i quali fuggono dalle loro terre ormai afflitte da una persistente siccità e solo la spada del re carolingio Carlo Martello li ferma in extremis a Poitiers nel 732 d.Cr.

Il culmine delle civiltà nordeuropee viene raggiunto nell’era vichinga, tra l’800 e il 1200 d.C. In effetti il completo scioglimento dei ghiacci introno 55-65 gradi di latitudine aveva portato prosperità e benessere anche ai popoli dell’attuale Scandinavia – i Vichinghi appunto – i quali, abili navigatori, raggiungono e invadono tutti i paesi limitrofi, come la Russia, la Francia e la Gran Bretagna.

Nell’874 d.C. viene da essi colonizzata l’Islanda e nel 982 la Groenlandia.

Ed è certo che, con le loro agili imbarcazioni, siano stati in grado di raggiungere anche il Canada, partendo appunto dalla Groenlandia.

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