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Che INVERNO ci attende?

Sulla prossima stagione invernale ci sono alcune meteo-certezze, ma anche – ancora – molte incertezze.

Del resto elaborare adesso in settembre, con tre mesi di anticipo, una previsione sulle caratteristiche prevalenti dell’inverno 2016/2017 potrebbe sembrare un puro esercizio accademico privo di qualsiasi valore scientifico, ma in realtà non è così, e anzi qualche elemento per iniziare a ragionare sulla stagione invernale i meteorologi lo hanno già!

Infatti in settembre possono essere presenti anomalie nella circolazione e nella temperatura dell’atmosfera nonché nella temperatura superficiale delle acque degli oceani capaci di indirizzare le vicende del clima nei mesi a venire, e proprio tali anomalie possono indirizzare le proiezioni del meteorologo. Anomalie che per la loro accertata persistenza o per il loro impatto di lungo periodo, è lecito supporre che mantengano immutato il loro trend e/o la loro influenza anche in inverno. E non va dimenticato il Sole, la cui attività (più o meno intensa del normale) può far sì che un inverno sia più o meno freddo

In questo ambito ecco al riguardo i fattori ai quali già oggi è possibile assegnare un credibile e collaudato valore prognostico per la stagione invernale

GW 2011 20151 – Il global warming

Negli ultimi 40-60 anni tutte le stagioni anche in Italia sono diventate mediante più calde di quasi 1 °C. Pertanto in assenza di altri fattori che agiscano in verso contrario, l’inverno 2016-17 minaccia di essere tiepido e poco nevoso come gli inverni 2014/15 e 2015/16;

 

2 – Presenza o meno di Niño/Niña

Nino Nina

La presenza del Niño (anomalo riscaldamento delle acque sul Pacifico Tropicale), o de La Niña (anomalo raffreddamento delle medesime acque del Pacifico Tropicale), sono capaci di scombussolare la circolazione generale dell’atmosfera, tra l’altro favorendo o inibendo le irruzioni di aria fredda dal Polo Nord verso più basse latitudini. Ma quest’anno è quasi ormai certo che in inverno nel Pacifico Tropicale la temperature superficiali delle acque oscilleranno attorno a valori normali (né Niño e né Niña) e quindi verrà meno uno di quei fattori che avrebbe poturo indirizzare la nostra previsione.

3 – Attività solare

L’attività solare, monitorata attraverso il numero di macchie solari (sunspot number), segue un ciclo di circa 11 anni noto coe Ciclo di Schwabe.

Sole NASA

Quando sulla superficie del Sole le macchie diminuiscono è indizio di una minore attività della nostra stella e di conseguenza gli inverni tendono a essere più freddi. Attualmente il numero di macchie solari, dopo avere raggiunto il picco massimo dell’attuale ciclo nel 2014, è in rapido declino e dovrebbe raggiungere i valori minimi intorno al 2019-2020. Tuttavia attualmente il numero di macché è ancora abbastanza elevato (in media 40 al giorno) e difficilmente scenderanno al di sotto di 30 al giorno in inverno: la situazioni quindi non appare tale da favorire un inverno rigido

4 – QBO = oscillazione biennale dei venti stratosferici equatoriali

I venti stratosferici (20-50 km) sulla fascia equatoriale hanno una tipico ciclo di quasi 2 anni. Per 24-28 mesi soffiano da ovest e poi nei successivi 24-28 mesi soffiano da est. La fase di venti orientali favorisce inverni freddi, quella di venti occidentali inverni tiepidi. Fino a giugno di quest’anno, i venti stratosferici occidentali stavano lentamente indebolendosi, tanto da far presagire che in inverno si sarebbero orientati da est. Ma all’improvviso in luglio è intervenuta una inaspettata anomalia (la prima dopo 60 anni) per cui i venti occidentali invece di seguitare ad indebolirsi hanno ripreso a rinforzarsi e quindi è altamente improbabile che in inverno possano disporsi da est e spingere per una stagione rigida.

Gli atri fattori che influenzano l’inverno sono:

Snow Cover

Percentuale di superficie innevata nell’Emisfero Nord (il terreno coperto di neve è infatti la “fabbrica” delle masse di aria gelida) in ottobre-novembre e per il cui valore dovremmo attendere la fine di novembre;

Anomalie nella temperatura delle acque superficiali del Medio-Alto Atlantico nell’Emisfero Nord, e anche per questo fattore dovremmo attendere la fine di novembre.

Comunque da questo primo quadro su 6 fattori che possono influenzare il prossimo inverno, 2 sono a favore di un inverno tiepido (Global Warming e QBO) e due sono ininfluenti (attività solare e Niño/Niña).

Pertanto a oggi la previsione più credibile è per un inverno mite e poco nevoso come già capitato negli ultimi 2 anni, a meno che l’innevamento nell’Emisfero Nord nel cuore dell’autunno sia così esteso e persistente o il raffreddamento delle acque del Nord Atlantico sia così forte da bilanciare gli opposti effetti del Global Warming e della QBO in modalità occidentale.

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