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A causa del Global Warming la primavera arriva sempre prima

Nell’Emisfero Settentrionale di anno in anno la primavera inizia sempre prima e addirittura in Groenlandia una particolare specie di carex, pianta che trova il suo habitat ideale nelle torbiere, germoglia ora con un anticipo di ben 26 giorni rispetto a quanto facesse 10 anni fa!

Le differenze più evidenti rispetto al passato si osservano in particolare nella regione artica, dove la progressiva ritirata della banchisa ha reso la primavera più lunga e, soprattutto, via via più precoce, come confermato anche da un recente studio (“Highly individualistic rates of plant phenological advance associated with arctic sea ice dynamics”) pubblicato su Biology Letters.

CARIBU tra erba alta

Un inizio anticipato che sta creando pericolosi sfasamenti tra il comportamento delle piante e le abitudini degli animali che di questi vegetali si nutrono. Mentre la maggior parte delle piante rispondono infatti agli stimoli termici, e si risvegliano quindi quando le temperature raggiungono valori tipicamente primaverili, gli animali migrano invece in risposta alla lunghezza del giorno.

E’ quanto capita ad esempio al Caribu, che migra verso le regioni artiche quando le ore di luce, seguendo il calendario e l’inizio ufficiale della primavera, aumentano oltre una determinata soglia. A causa del risveglio anticipato del mondo vegetale però adesso rischiano di arrivare a destinazione quando oramai le piante hanno fatto già da tempo i fiori e perso molte delle proprie proprietà nutritive: tutto ciò ha fatto diminuire la natalità della specie a aumentato la mortalità dei cuccioli.

Ma non è solo alle alte latitudini che la stagione primaverile sta guadagnando terreno a scapito dell’inverno. A Washington, capitale USA, quest’anno ad esempio le piante hanno cominciato a mostrare i germogli con 22 giorni di anticipo rispetto alla data normale.

Insomma, il surriscaldamento del Pianeta sta portando la primavera a “mangiarsi” la coda dell’inverno, con importanti conseguenze sugli habitat naturali: conseguenze che in parte sono ancora difficili da ipotizzare, ma che potrebbero mettere a serio rischio molte specie vegetali e animali.

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