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Vichinghi divennero padroni delle rotte atlantiche per merito del clima

Nell’800 dopo Cristo le veloci imbarcazioni vichinghe, solcando i mari e risalendo il corso dei fiumi, seminarono morte e distruzione in tutto il Nord Europa. In Redazione Mario Giuliacci

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Decenni di vita pacifica e crescita demografica alla fine del 700 d.C. spinsero i Vichinghi ad uscire da un isolamento durato secoli: la Scandinavia, una regione fredda e coperta di fitte foreste, non era difatti più in grado di offrire terre coltivabili e pascoli sufficienti a sostenere l’esplosione demografica.

Così, quando nel giugno del 793 una piccola flotta vichinga saccheggiò l’isola inglese di Lindisfarne e ne sterminò la popolazione, l’Europa “civilizzata” fece la prima tragica conoscenza con il rude popolo scandinavo.

Ma grazie a un brusco cambiamento del clima, che caratterizzò la fine del millennio, i Vichinghi esplorarono anche nuove rotte, improvvisamente libere dai ghiacci, e arrivarono a colonizzare terre fino ad allora sconosciute.

L’aumento del calore in arrivo dal Sole e l’assenza di eruzioni vulcaniche importanti tra il IX e il XIII secolo difatti garantì all’Europa un periodo insolitamente caldo, noto come Optimum Climatico del Medio Evo

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caratterizzato da inverni in generale miti ed estati poco piovose. Nel giro di pochi decenni, grazie al clima favorevole, l’agricoltura divenne praticabile anche a latitudini molto alte e nel Nord Atlantico il ghiaccio si sciolse, rendendo navigabili tutti i mari dell’Europa Settentrionale.

I Vichinghi approfittarono delle nuove rotte per colonizzare prima l’Islanda e poi anche la Groenlandia, terra fino ad allora sconosciuta e disabitata, in cui nel 985 stabilirono la prima colonia.

In Groenlandia, ricca di pascoli e bagnata da mari e fiumi assai pescosi, le colonie vichinghe raggiunsero grande prosperità: scavi archeologici dimostrano la presenza, intorno al 1250, di alcune floride cittadine e diverse centinaia di grandi fattorie.

Tuttavia nel XIV secolo in tutta Europa le temperature tornarono a scendere e il clima divenne improvvisamente rigido e tempestoso: il Sole, una volta raggiunto il massimo di attività, aveva difatti cominciato ad emettere via via sempre meno energia, mentre le nubi di polvere e acido solforico “sparate” nella stratosfera da alcune grosse eruzioni vulcaniche contribuirono a riflettere in parte il calore solare già in diminuzione.

L’effetto per la giovane colonia in Groenlandia fu devastante: i pascoli si coprirono inesorabilmente di neve e ghiaccio mentre la rotta per l’Islanda divenne impraticabile a causa del graduale avanzamento verso sud della calotta polare, tanto che a partire dal 1410 cessò ogni comunicazione con il resto d’Europa.

Circa un secolo più tardi alcuni mercanti tedeschi, che si erano fatti largo tra i ghiacci fino alla Groenlandia, riferirono di averla trovata disabitata, con villaggi e fattorie in rovina: il brusco cambiamento del clima non aveva lasciato scampo ai colonizzatori vichinghi.

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