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Il tifone che affondò la flotta nella seconda guerra mondiale

L’Atmosfera riuscì laddove avevano fallito i giapponesi. La debacle suggerì la nascita dei “Cacciatori di uragani”

tifone

Durante la Guerra del Pacifico uno dei momenti decisivi per la vittoria alleata fu la riconquista delle Filippine, il cui inizio venne pianificata e poi attuato per la fine del 1944.

All’operazione di liberazione dell’Arcipelago, ancora occupato dai giapponesi, avrebbe dovuto partecipare anche la Task Force 38 comandata dall’ammiraglio Halsey: l’esperto comandante conosceva bene i pericoli della guerra ed era ben consapevole che la sua flotta stava per affrontare una delle più aspre battaglie del conflitto, ma mai si sarebbe aspettato un epilogo tanto “inglorioso” quanto quello cui andò incontro.

Nel dicembre del ‘44 infatti la Task Force 38 era salpata alla volta delle Filippine, proprio per partecipare all’invasione dell’Arcipelago, operazione che era già iniziata il 20 ottobre con la Battaglia di Leyte.

Così la mattina del 17 dicembre, quando l’ammiraglio vide il tempo volgere al brutto, la sua mente era già assorta nel pensiero dell’imminente battaglia, e il suo proverbiale intuito non fiutò il ben più temibile nemico che gli si stava parando di fronte.

Il meteorologo capo, analizzando le scarne informazioni disponibili sulla nave ammiraglia, consigliò un cambiamento di rotta che, alla luce dei fatti, si dimostrò poi disastroso: infatti la mancanza di dati precisi su intensità e direzione dei venti nelle aree circostanti portò la flotta direttamente nel cuore di un violentissimo tifone, cui in seguito venne assegnato il nome di “Cobra”, proprio per i suoi letali effetti.

La flotta si disperse su un’area di 6500 km2, mentre venti da 185 km/ora, con raffiche però fino a 200 km/ora, e onde alte anche più di 20 metri, investirono violentemente la maggior parte delle imbarcazioni: quasi 150 aerei vennero inghiottiti dalle acque dell’Oceano, scaraventati fuori bordo dalle portaerei più piccole, incapaci di tenere il mare in burrasca, mentre tre cacciatorpedinieri affondarono con ben 790 uomini a bordo, di cui solo 82 si salvarono dalle acque in tempesta.

Dopo il passaggio del tifone la Task Force era talmente malconcia, da rendere impossibile la sua partecipazione allo sbarco nelle Filippine.

Proprio tale disastro convinse la Marina Americana della necessità di un potenziamento delle stazioni meteorologiche nel Pacifico e dell’avvio di un programma per la ricognizione aerea dell’Oceano, al fine di avvistare tempestivamente le tempeste tropicali: stava nascendo il nucleo delle più bizzarre e più famose vedette del mondo, i cacciatori di uragani.

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