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Storia della Meteorologia dalla fine del Medio Evo fino al 18esimo secolo. Seconda puntata

Il Rinascimento pone le basi per una corretta interpretazione dei fenomeni del tempo. In Redazione Mario Giuliacci. Nel Rinascimento l’orientamento del pensiero porta finalmente ad affrontare i fenomeni atmosferici con un corretto atteggiamento scientifico.

Vengono inventati e costruiti i primi strumenti meteorologici: l’anemometro e l’igrometro (Leonardo), il pluviometro (Castelli), il termometro (Galilei), il barometro (Torricelli).

Intorno al 1650 Ferdinando II, Duca di Toscana, fa realizzare addirittura la prima rete di osservazione del tempo (made …in Italy!)

Tuttavia la rozza strumentazione, le ancora approssimate conoscenze scientifiche, il carattere isolato degli studi, e, soprattutto, l’assenza di una visione d’insieme delle vicende del tempo, non fanno progredire più di tanto la conoscenza dell’atmosfera.

Nel frattempo però la frenetica attività marinara dell’epoca dà un significativo contributo. Infatti la ricerca delle rotte per le Indie da parte dei primi grandi esploratori (Colombo, De Gama, Magellano) e poi i successivi viaggi di navigatori come Halley e Cook, consentono di acquisire una prima approssimativa visione sulla distribuzione geografica dei venti e sulle condizioni meteorologiche prevalenti su gran parte del pianeta.

Però solo agli inizi dell’800 negli studiosi si fa strada la convinzione che il tempo, più che dalle condizioni atmosferiche locali, dipenda dallo spostamento di perturbazioni aventi dimensioni di qualche migliaio di chilometri.

E in tal modo si intuisce che per la comprensione dei fenomeni meteorologici occorra la rappresentazione sinottica – come dire simultanea – di tutte le osservazioni del tempo relative a un’area la più vasta possibile. Erano questi gli albori della meteorologia sinottica, che segnerà profondamente la scienza del tempo fino ai giorni nostri.

Agli inizi del 1800 le prime mappe meteorologiche, tracciate sulla base di osservazioni sinottiche raccolte per posta, consentono di intuire la stretta relazione tra vento e pressione, formulata poi in forma rigorosa da Buys-Ballot.

Bisogna tuttavia attendere l’invenzione del telegrafo (1835) perché l’analisi sinottica del tempo possa essere eseguita in tempo reale, così da assumere un effettivo interesse pratico.

Fu tuttavia un tragico evento a dare la spinta decisiva alla realizzazione della prima vera rete di osservazione sinottica: nel 1854 una furiosa tempesta sul Mar Nero, durante la guerra di Crimea, fece affondare numerose navi della flotta anglo-francese impegnata contro la Russia.

L’indagine condotta dall’Ammiragliato inglese arrivò alla sorprendente conclusione che la catastrofe si sarebbe potuta evitare mediante una rete di osservazioni sinottiche che avrebbe consentito di prevedere con sufficiente anticipo l’arrivo della tempesta.

Nacquero così i primi servizi meteorologici in Inghilterra (1861), Francia (1863) e Italia (1866). Dall’analisi di routine delle mappe del campo barico si scoprì in tal modo che lo spostamento del maltempo è sempre accompagnato da estesi centri di bassa pressione, caratterizzati da isobare concentriche e chiuse (i cicloni o depressioni mobili).

L’evidente forte correlazione tra i fenomeni atmosferici osservati e i cicloni mobili fece ritenere, con troppo ottimismo, che per la previsione del tempo su una data area fosse sufficiente determinare due aspetti: la posizione futura del ciclone, estrapolando il suo spostamento sulla base di più mappe cronologicamente ordinate, e la distribuzione delle nubi e delle precipitazioni all’interno del ciclone.

Fu dell’ammiraglio Abercromby (1887) il primo schema della struttura di un ciclone. Ma il modello proposto non portò i risultati sperati e i primi insuccessi gettarono molta acqua sui primi facili entusiasmi, tanto che agli inizi del 1900 le mappe del tempo erano ormai finite nel dimenticatoio.

Nel contempo tra il 1700 e il 1800 le leggi della dinamica scoperte in quel periodo vengono applicate con successo anche all’atmosfera: nel 1783 Eulero riscrive le equazioni del moto dei corpi celesti, elaborate da Newton, in una forma idonea a descrivere anche i moti atmosferici. Nel 1859 W.

Ferrel realizza una formulazione matematica dei moti atmosferici nella quale viene evidenziato, per la prima volta, come la rotazione della Terra abbia l’effetto di deviare il movimento delle masse d’aria verso destra nell’emisfero nord e verso sinistra in quello sud. Ma il meglio deve ancora arrivare…alla prossima puntata

Fig.1 Il Barometro di Torricelli

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