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Il Marsili: cosa sappiamo del piu’ grande vulcano d’Europa?

Il Marsili: cosa sappiamo del piu’ grande vulcano d’Europa?

Sul web si parla spesso a sproposito di lui, il Vulcano piu’ grande d’Europa e del Mediterraneo, il Marsili. Anche la settimana scorsa quando una forte scossa di terremoto è avvenuta nella zona centrale del basso Tirreno, Magnitudo 5.7, ma ad oltre 400 km di profondità, sul web giravano articoli con frasi come “Si sta risvegliando”, “rischio catastrofico tsunami”.

Ma qual è il vero stato di attività del Marsili? Esiste un pericolo tsunami legato al possibile distacco di una grande frana ? Sul sito dell’INGV c’è un articolo in merito che vogliamo riassumere con i punti salienti.

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Il vulcano è interessato da un’attività idrotermale e da una attività sismica legata ad eventi di fratturazione superficiale e a degassamento. E’ composto da una zona centrale più “leggera” rispetto a quella di altri vulcani, come per esempio l’Etna; questa zona è più leggera perché interessata da fratture e circolazione di fluidi idrotermali. Le due eruzioni più recenti hanno età di circa 5000 e 3000 anni fa, sono stati eventi a basso indice di esplosività, e sono avvenute nel settore centrale dell’edificio a circa 850 m di profondità da coni di scorie con raggio minore di 400 metri. Questo possiamo saperlo grazie a dati geofisici e campioni prelevati dalla sua sommità.

Ma in caso di eruzione cosa succederebbe nel Meditteraneo? In caso di eruzione sottomarina a profondità di 500-1000 metri sul Marsili, l’unico segno in superficie sarebbe l’acqua che bolle legata al degassamento e galleggiamento di materiale vulcanico (pomici) che rimarrebbe in sospensione per alcune settimane (come accadde per l’eruzione del 10 ottobre 2011 al largo dell’isola di El Hierro alle Canarie). Il rischio associato a possibili eruzioni sottomarine è quindi estremamente basso, e un’eruzione a profondità maggiore di 500 metri comporterebbe probabilmente soltanto una deviazione temporanea delle rotte navali.

Una cosa molto importante però non la conosciamo: si tratta dei tempi di ritorno delle eruzioni del Marsili perchè abbiamo solo 4 datazioni disponibili, troppo poche.

Si è parlato del rischio molto alto di tsunami a causa di un possibile collassamento laterale. Anche qui le informazioni sono poche ma sappiamo che non è detto che in caso di frana essa possa creare per forza uno tsunami. Questi ultimi sono generalmente associati a terremoti e/o frane di isole vulcaniche o di settori della scarpata continentale. Per la valutazione dei collassi laterali dei vulcani sottomarini e della pericolosità di tali eventi è assolutamente prioritario effettuare una stima della stabilità dei versanti del vulcano, valutare il volume di roccia potenzialmente coinvolto, conoscerne le modalità di movimento lungo il pendio e, una volta noti tutti i parametri,  verificare se il volume di roccia e la dinamica della frana sottomarina sono compatibili con l’innesco di uno tsunami.

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Al momento attuale non vi sono studi quantitativi, scientificamente affidabili, inerenti le fenomenologie sopra riportate per il vulcano Marsili. Quello che sappiamo è che la morfologia del vulcano non presenta evidenze di significativi collassi laterali di settore per gli ultimi 700.000 anni di attività. Solo nel settore centrale del vulcano c’è qualce segno di frane ma molto piccole. Anche se non abbiamo quindi dati su un possibile alto rischio frane e tsunami non è però detto che nel futuro questi non si possano verificare e quindi è importante continuare le analisi ed i sopralluoghi per studiare il vulcano.

Info di Guido Ventura (INGV)

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