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Lo zampino del Global Warming nella neve record di Marche e Abruzzo

Le nevicate di questo mese di gennaio in diverse zone di Marche e, soprattutto, Abruzzo si possono davvero considerare eccezionali, con quantitativi di neve pari se non addirittura superiori a quelli dell’evento di portata storica del 2012.

Neve Fazzini rilievi

Se fossimo stati negli USA probabilmente anche noi avremmo coniato termini come “Snowmageddon” (Apocalisse di Neve) o “Snowzilla” (Neve Godzilla, cioè nevicata mostruosa), ma forse più correttamente dovremmo chiamarla “nevicata da surriscaldamento del Pianeta”!

Ma perché? Cosa c’entra il Global Warming con questa eccezionale ondata di maltempo invernale e la neve record caduta sul versante adriatico? Molto più di quanto intuitivamente saremmo portati a pensare: del resto negli ultimi anni diverse ricerche hanno confermato che in un Mondo più caldo, nonostante una diminuzione della copertura nevosa, le bufere di neve sono destinate ad aumentare!

In effetti anche l’evento che ha interessato Abruzzo e Marche porta chiari i segni del Global Warming. A scatenare le eccezionali nevicate infatti è stato il vortice depressionario che per giorni ha spinto gelide correnti artiche e più miti (e umidi) venti meridionali a scontrarsi sempre sulle medesime zone, ovvero proprio su Abruzzo e sud delle Marche, creando quindi proprio in quelle aree le condizioni ideali per grandi nevicate.

Se la zona di convergenza tra le diverse correnti è rimasta per 4-5 giorni sempre la stessa però è solo perché un vasto anticiclone di blocco ha intrappolato per giorni il vortice depressionario (in quei giorni motore della circolazione atmosferica nel Mediterraneo) sempre nella medesima posizione, bloccandone ogni via di fuga.

Una situazione, quella del blocco anticiclonico, che sta diventando sempre più frequenze negli ultimi anni e che, molto probabilmente, è favorita dal surriscaldamento della regione artica. Con un Polo Nord meno freddo infatti diminuisce anche il gradiente termico (differenza di temperatura) tra alte e basse latitudini, e si apre così la strada alla formazione di potenti anticicloni di blocco.

Neve Marche

La differenza di temperatura tra regioni tropicali e polari infatti spinge le correnti che, alle medie latitudini, solitamente scorrono da ovest verso est: più diminuisce il gradiente termico più si indeboliscono queste correnti. Quando le correnti sono deboli però l’alta pressione si insinua con maggior facilità dalle regioni tropicali fin sul cuore dell’Europa e, complice il flusso atmosferico privo di vigore, si isola dalla circolazione generale e può pertanto insistere per periodi insolitamente lunghi.

E come se non bastasse il recente cambiamento climatico ha reso anche il Mediterraneo mediamente più caldo e quindi capace di trasferire, anche in inverno, grandi quantità di umidità alle masse d’aria che scorrono sulla sua superficie.

In questo modo i venti umidi provenienti dai quadranti meridionali hanno portato in dote sulle regioni adriatiche enormi quantità di vapore che poi nel sollevamento forzato causato dallo scontro con le gelide correnti artiche e dalla presenza della barriera appenninica si sono trasformate in quantità di neve record!

Insomma, in questo mese di gennaio su marche e Abruzzo si sono venuti a combinare gli ingredienti perfetti per la nevicata eccezionale, e molto probabilmente tra i cuochi di questa ricetta dobbiamo considerare proprio il Global Warming.

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