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Le tempeste e i temporali, i fenomeni meteo che più hanno ispirato i compositori di celebri sinfonie

Li ritroviamo nelle opere dei più noti musicisti come Vivaldi, Rossini, Chopin, Verdi, Strauss, Beethoven. In Redazione Mario Giuliacci

temporale Bethoven

Molte sinfonie classiche, musiche da camera e canti popolari utilizzano tecniche strumentali e vocali per descrivere i rumori tipici dei fenomeni meteorologici.

Esempi tra i più famosi sono Le quattro stagioni di Vivaldi, quattro concerti per violino e orchestra.

Ogni concerto si divide in tre movimenti (e si riferisce a una delle quattro stagioni: Primavera, Estate, Autunno e Inverno.

Si tratta di un tipico esempio di musica a programma cioè di composizioni a carattere prettamente descrittivo.

L’Inverno è descritto con tinte scure e tetre per evocare l’azione della pioggia e del vento gelido, al contrario l’Estate con toni accesi e drammatici per evocare l’oppressione del caldo o la violenza dei temporali in azione.

Anche Chopin che, nel “preludio della pioggia”, op. 28 n. 15, descrive il rumore di una goccia d’acqua battente con un incessante ribattuto su pianoforte.

Qualcosa di analogo si ritrova Sinfonia delle Alpi di Richard Strauss, ove alcune delle diverse parti hanno titoli come Sale la nebbia, Piano piano il Sole si oscura, La calma prima della tempesta e Tuoni e tempesta.

L’autore per riprodurre i suoni della natura aveva previsto nello spartito, tra altri strumenti, anche le macchine del vento e del tuono.

Generalmente, il tipo di tempo che più spesso viene messo in musica è il temporale tempestoso, quale stato della turbolenza emotiva del compositore.

E anche nella celebre 6^ sinfonia di Beethoven, la Pastorale, nel IV movimento (allegro).

Il temporale: vi è l’imprevisto passaggio di un temporale che scatena una tempesta dove il realismo diventa imperante con il prorompere dei timpani, delle trombe e l’entrata dei tromboni, strumenti usati per la prima volta nella sinfonia, con i bassi che avvisano il suo arrivo, il calare e scendere della musica fino all’innalzamento finale per poi scemare man mano al ritorno della calma.

La prima scena dell’opera del 1887 Otello di Giuseppe Verdi, su libretto di Arrigo Boito, un esempio dell’enorme quantità di tempeste che compaiono nelle composizioni musicali di tutti i tempi.

In scena il coro di ufficiali, soldati e abitanti di Cipro scruta l’orizzonte e canta la sua preoccupazione per il difficilissimo attracco della nave del moro generale dell’Armata Veneta.

Un altro esempio è la seconda parte dell’ouverture di Guglielmo Tell di Gioacchino Rossini, rappresentata nel 1829, in cui una violenta tempesta si stempera poi in una scena di pace bucolica prima della celeberrima cavalcata finale.

Ma le condizioni meteorologiche sono veri e propri protagonisti di un genere musicale che si sviluppò nell’Ottocento. Ne è un esempio Benjamin Britten, con la sua Four sea interludes dall’opera Peter Grimes.

Il vento è il secondo fenomeno più utilizzato con una varietà di melodie: da una leggera brezza che provoca il fruscio degli alberi, come all’inizio del terzo movimento di Berlioz Symphonie Fantastique, fino ad una vera e propria tempesta antartica, come in Sinfonia Antartica di Vaughan Williams.

Nell’opera sinfonica la Moldava di Svetana, è l’acqua ad essere messa in note.

Infatti qui lo scorrere di uno dei più grandi fiumi della Boemia, appunto la Moldva, nel suo viaggio dalla sorgente fino alla confluenza nell’Elba, non lontano da Praga, viene magistralmente evocato in vari episodi musicali, che spesso attingono alla tradizionale musica popolare.

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