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Quando le minacce alla terra arrivano dallo spazio più o meno profondo

La vita del nostro pianeta non è poi così al sicuro come vorremmo credere soprattutto per colpa dei meteoriti e del sole. In Redazione Mario Giuliacci

esplosione-solare

In realtà oggigiorno le preoccupazioni maggiori nei riguardi dello stato di salute della terra sono rivolte verso il Global Warming, il surriscaldamento provocato, in larga misura, dall’incremento dei gas serra di natura antropica.  Ne è una riprova la miriade di studi prodotti in tale campo dagli scienziati che si occupano del clima del pianeta

Ma quanto avvenuto in Russia il 16 febbraio 2013 ove si è sfiorata per un pelo la tragedia, qualora il meteorite fosse stato appena 3-4 volte più grande, ci deve far riconsiderare le priorità da assegnare ai pericoli che minacciano la terra.

Insomma visto che l’incremento dei gas serra –  qualora non venga arrestato dall’uomo o da cause naturali (es., un sole pigro per qualche decennio) –  produrrà danni ingenti alla Biosfera tra 50-100 anni, è lecito chiedersi se non sia il caso di mettere in campo maggiori risorse per le minacce che provengono dallo spazio e che possono distruggere la vita in pochi secondi.

Il meteorite caduto in Russia ha colto tutti di sorpresa perché era sfuggito al sistema ad hoc di monitoraggio degli asteroidi  (Near Earth Objects Propram)  della NASA  (http://neo.jpl.nasa.gov/neo/). Probabilmente un sistema di monitoraggio più preciso e più continuo –  ma per questo anche molto più costoso –   avrebbe consentito di individuare la presenza dell’intruso già da qualche mese e quindi di prevederne la traiettoria onde allertare, e, se fosse il caso, mettere in sicurezza le popolazioni interessate con sufficiente anticipo.

Ma le minacce alle nostre terra dallo spazio derivano non soltanto dagli asteroidi e dalle comete ma anche dal sole.

Infatti il sole ha una attività magnetica legata al numero di macchie solari presenti sulla superficie del pianeta. Tale numero raggiunge un massimo ogni 11 anni circa. In prossimità della massima attività solare la enorme attività magnetica esercitata dalle macchie sull’atmosfera solare dà luogo a violente esplosioni di luce ma anche di materia (protoni, elettroni, nuclei di elio, atomi di metalli) che si sprigionano dalla parte più esterna della atmosfera solare (la corona).

Tale esplosioni coronariche (CME = Coronal Mass Ejection) si spingono nello spazio anche fino ad un milione di km dal sole (tre volte la distanza della luna dalla terra).  L’enorme quantità di materia proiettata nello spazio circostante, essendo costituita in prevalenza da particelle cariche in movimento, dà luogo ad un campo magnetico (la fisica insegna che una carica elettrica in movimento genera un campo magnetico).

Il flusso di particelle solari generate dalle esplosioni è noto come vento solare.

Vi è di più: l’intensità del campo magnetico generata da una carica in movimento è proporzionale alla sua velocità: Ebbene le particelle cariche del vento solare di muovono con velocità enormi – tra 300 e 800 Km al secondo! – e quindi il campo magnetico viaggiante generato dal vento solare è qualche migliaio di volte più intenso di quello terrestre

Insomma tale campo magnetico viaggiante, di gran lunga superiore al campo magnetico terrestre e se l’esplosione solare è orientata nella giusta direzione, raggiunge anche la terrà, stravolgendo il campo magnetico terrestre (tempeste geomagnetiche) con danni enormi sulle infrastrutture elettriche (centrali elettriche, elettrodotti) e ai dispositivi elettrici e elettronici (PC, telefonini, radio, TV, etc.…)

A questo riguardo gli  Astronomi sono del parere che non si sa “il quando” ma senz’altro prima o poi nel futuro – magari tra 10, 100 o 1000 anni –  l’umanità dovrà fare i conti anche con una tempesta magnetica di inaudita violenza, la “ the big one magnetic  storm”. Una tempesta simili creerebbe danni così rilevanti ai sistemi di distribuzione elettrica, da lasciare al buio la terra per settimane e/o forse mesi.

Immagine a cura della NASA

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