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Il Global Warming sta già modificando profondamente l’habitat artico

Se in futuro per colpa del Global Warming durante la stagione estiva la Calotta Artica dovesse fondere del tutto, molte specie sarebbero costrette ad abbandonare queste regioni ai confini più settentrionali del Pianeta: caribu, gabbiani, trichechi, foche, narvali e orsi bianchi infatti dipendono in modo fondamentale dal ghiaccio per mangiare, riprodursi o anche rifugiarsi da eventuali predatori.

In particolare secondo Eric Post, Professore di Ecologia presso la Pennsylvania State University, il ruolo della banchisa per l’ecosistema artico andrebbe considerato alla stregua di quello svolto dalle foreste pluviali ai Tropici.

Il problema però è che per colpa del Global Warming la Calotta Artica si sta già velocemente rimpicciolendo, a un ritmo davvero impressionante: mediamente difatti nell’ultimo trentennio si è rimpicciolita di circa 45000 chilometri quadrati ogni anno, mettendo in seria difficoltà numerose specie animali.

Habitat Artico articolo

Nell’ambito del Quarto Anno Polare Internazionale tra l’altro Post e alcuni suoi colleghi hanno svolto un’accurata indagine sullo stato di salute dell’habitat artico e lo hanno trovato già sensibilmente compromesso: le abitudini di vari tipi di piante, di animali migratori e non migratori, di vertebrati e non vertebrati, di pesci d’acqua salata piuttosto che d’acqua dolce, tutte stanno velocemente cambiando a causa del rapido cambiamento del clima e dell’ambiente artico.

Un fenomeno che oramai interessa anche specie che un tempo erano ritenute immuni alle insidie portate dal cambiamento climatico, quali ad esempio i caribu. Mentre la popolazione di caribu delle Isole Svalbard sta crescendo, grazie ad inverni in cui la neve copre superfici minori di terreno lasciando scoperte preziosi fonti di cibo, in altre regioni dell’Artico questi animali sono in forte sofferenza.

In primavera difatti a causa del clima più caldo le piante germogliano in anticipo, mentre i caribu continuano a partorire più o meno nello stesso periodo di qualche decennio fa, e questo significa che i piccoli vengono alla luce quando oramai gran parte del cibo a loro adatto non è più disponibile, per cui solo a una piccola parte dei cuccioli riesce a sfamarsi adeguatamente e a sopravvivere.

Ma ci sono molte altre specie la cui sopravvivenza nelle regioni artiche già adesso è in serio pericolo. Le piogge che già a inizio primavera sostituiscono le nevicate allagano difatti le tane delle foche, costringendo i cuccioli ad esporsi prematuramente ai pericoli dell’ambiente aperto mentre con la graduale ritirata di ghiaccio e neve la volpe rossa sta prendendo il posto della volpe artiche in zone via via sempre più ampie.

Inoltre i periodi insolitamente caldi in molte regioni stanno uccidendo le specie vegetali tipiche dell’Artico, bisognose di un clima decisamente più rigido, e anche le popolazioni di roditori e di pecore tipiche delle terre che si affacciano sul Circolo Polare Artico, incapaci di adattarsi a cambiamenti dell’ambiente tanto rapidi, stanno velocemente diminuendo.

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