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“Estate indiana” è in realtà un evento autunnale, termine molto usato negli USA

La voce “estate indiana” fa riferimento ad un lungo periodo di tempo dolce e senza piogge che nei paesi nordici si dovrebbe verificare per lo più tra la fine di ottobre e la prima metà di novembre

Ovviamente inizio e fine dell’estate degli indiani sono alquanto aleatori anche se è pur vero che, da un punto di vista meramente statistico, tale evento è abbastanza credibile anche in Italia, tanto che è presente in alcuni noti detti popolari come le” ottobrate romane” e “l’estate di San Martino”.

Il termine comparve in Pensylvania alla fine de 18^ secolo, fino a propagarsi a tutti gli stati nord-orientali degli USA, al Canada e al Regno unito ove l’espressone viene ancora correntemente impiegata.

L’origine del termine sembra derivare dalle abitudini delle tribù indiane del Nord America, le quali intorno a metà autunno aspettavamo un lungo periodo di tempo dolce e senza piogge per rimettere in sesto nell’imminenza della stagione fredda, le loro abitazioni, per terminare i loro raccolti e riempire la “kambusa” di provviste.

Siccome gli Indiani vivevano (beati loro!) alla giornata, aspettavano fiduciosi fino all’ultimo tale periodo per mettere mano a tutti tali lavori. Ma quando malauguratamente l’attesa veniva frustrata, andavano incontro ad un inverno di stenti. Per di più molte tribù indiane nomadi aspettavano e poi approfittavano di tale fase di bel tempo autunnale per abbandonare le rive dei fiumi e dei laghi, assai pescose in estate, per spostarsi con le loro canoe, cariche di masserizie, verso i territori di caccia nell’interno delle foreste ove trascorrevano tutto l’inverno.

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