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Come il clima cambierà le città del futuro

Qualche anno fa l’Hadley Centre britannico ha diffuso un rapporto riguardante le proiezioni sul clima del futuro con considerazioni però anche sugli effetti che le variazioni climatiche previste avranno sulla società. In particolare secondo gli studiosi inglesi aumenterà considerevolmente la fetta della popolazione mondiale esposta al rischio di disastri naturali di natura atmosferica.
Nel rapporto, dal titolo “Climate: Observations, projections and impacts”, viene descritto come il cambiamento climatico globale dei prossimi decenni modificherà nello specifico il clima di 24 diversi paesi, e in che modo ciò influenzerà lo sviluppo delle città. Mentre gli effetti climatici sembrano variare in modo considerevole da paese a paese, le ripercussioni sulle aree urbane sono assai simili, e ciò che emerge con grande chiarezza é che attraverso tutti i continenti aumenterà notevolmente il rischio di alluvioni e improvvise inondazioni.

 

Stesse indicazioni arrivano dalle analisi condotte negli ultimi anni dagli esperti del C40 Cities Network, un’organizzazione che riunisce diverse importanti metropoli mondiali e il cui scopo è quello di promuovere attraverso tutto il Mondo uno sviluppo sostenibile dei centri urbani in modo da affrontare efficacemente le sfide che il clima futuro ci porrà di fronte. Tra le città che hanno aderito al C40, fortemente voluto nel 2005 dall’allora sindaco di Londra Ken Livingstone, ci sono Hong Kong, Berlino, Giakarta, Johannesburg, Los Angeles, Londra, New York, San Paolo, Seoul, Tokio e, in Italia, Milano e Roma.

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Secondo Simon Reddy, direttore esecutivo del C40, il cambiamento climatico in atto in particolare nel prossimo futuro potrebbe favorire un forte flusso migratorio dalle aree rurali versoi le grandi città, che quindi diventerebbero sempre più vaste e affollate. Del resto se venisse confermato un aumento delle temperature medie planetarie di qualche grado entro la fine del secolo, in alcune regioni del Mondo intere nazioni vedrebbero la loro produzione agricola (e non solo, probabilmente anche caccia e pesca) irrimediabilmente danneggiate.

 

Tutto ciò spingerebbe la gente a migrare laddove ci sono maggiori possibilità di trovare una nuova occupazione, ovvero proprio nelle grandi città, dove entro il 2050 potrebbe concentrarsi oltre il 70% della popolazione mondiale. In particolare secondo le analisi del C40 nel solo Bangladesh un aumento del livello del mare di circa 60 centimetri renderebbe inutilizzabile, in gran parte perché allagato, più di un terzo delle zone coltivabili del paese.

 

Ma il rischio maggiore per le città del futuro arriva senz’altro dalle alluvioni. Nel corso della Storia difatti la maggior parte delle città sono state costruite in zone costiere o in prossimità di corsi fluviali, dove grazie alla posizione favorevole al commercio hanno potuto crescere e arricchirsi. Tuttavia questo significa che, come fa notare Jan Corfee-Morlot del OECD, un numero sproporzionato di città di trova oggi in una posizione geograficamente assai rischiosa, fortemente esposta al pericolo di inondazioni.

 

Nel prossimo futuro solo in America numerose importanti metropoli quali New York, Miami e New Orleans rischiano di dover fare fronte con preoccupante frequenza a devastanti inondazioni e grandi alluvioni. Tutto ciò costringerà i grandi centri urbani a costruire nuove infrastrutture, quali dighe e ampie autostrade, per proteggersi dalla furia dell’acqua e garantire efficaci vie di fuga alla popolazione.

 

Ma con il surriscaldamento del Pianeta anche il caldo, inevitabilmente, modificherà le grandi città. Nelle metropoli, a causa dell’effetto noto come “Isola di Calore”, l’aumento delle temperature sarà infatti più marcato che nelle zone rurali, rendendo il clima cittadino ancor più estremo. Per cercare rimedio le amministrazioni locali saranno costrette a prevedere aree verdi più grandi e numerose, nel tentativo di ridurre l’effetto Isola di Calore e mitigare il surriscaldamento delle città.

 

Alcune grandi città appartenenti al C40 hanno già intrapreso le prime misure di adattamento al cambiamento climatico: a Seoul un’autostrada è stata rimossa per lasciare il posto al letto di un antico fiume che ora è tornato ad attraversare la città, garantendole un corridoio attraverso il quale fluisce aria più fresca oltre che un utile via di fuga per l’acqua in occasione di violente piogge; New York e Tokio invece, per favorire una migliore dispersione del calore nel centro cittadino, hanno deciso la realizzazione di numerosi giardini e spazi verdi.

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Il problema della sovrappopolazione secondo Matthew Kahn, Professore di Economia presso la UCLA University, si risolverà invece solo attraverso lo sviluppo verticale delle città, ovvero costruendo grandi torri che possano ospitare migliaia di persone su una superficie ristretta di terreno, in modo simile a quanto già avvenuto a Singapore.

 

 

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