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I cambiamenti climatici in Italia negli ultimi 50 anni

Il clima nostrano si sta spostando verso una tropicalizzazione o una estremizzazione? In Redazione Mario Giuliacci

Alluvioni, nubifragi, lunghi periodi di siccità, estati roventi: calamità climatiche ormai sempre più ricorrenti in Italia e che richiamano alla mente il clima tropicale. In effetti, a parte il clima tropicale delle “Rainforest” e quello dei monsoni, ve ne è un terzo, quello tropicale della savana (tipico, ad esempio, del nord e dell’est dell’India), che ha molti lati in comune con le anomalie climatiche osservate in Italia.

Il clima tropicale infatti è caratterizzato, oltre che da temperature torride, anche da piogge torrenziali – per lo più concentrate, però, nella stagione calda –  e da 3-4 mesi invernali molto siccitosi.

Ma in verità le somiglianze sono solo apparenti perché in Italia non vi è una regolare periodica alternanza tra la stagione delle piogge e quella della siccità e, per di più, la stagione secca, fatta eccezione per le Alpi, cade in estate, ovvero proprio quando ai tropici piove di più.

Ma allora perché i mass-media, ma anche alcuni “addetti ai lavori”, affermano, impropriamente, che in Italia vi è una deriva verso la tropicalizzazione?

Probabilmente sulla base di uno strampalato e semplicistico sillogismo del tipo: “Ai tropici fa molto caldo, vi è una stagione con piogge torrenziali e una lunga stagione secca; ma anche in Italia sono diventate frequenti le ondate di caldo torrido, le piogge torrenziali e i prolungati periodi di siccità; quindi il clima italiano sta diventando tropicale”.

Comunque, anche se non è vero che il nostro clima si sta tropicalizzando, non vi è dubbio però che in Italia negli ultimi 50 anni la temperatura abbia subito un brusco balzo all’insù (di quasi 1 °C) e che, nello stesso tempo, siano aumentate le estati eccezionalmente calde con temperature “tropicali”: 8 casi dal 1980 ad oggi -’83, ’88, ’94, ’95, ’98, 2003, 2009, 2012, 2015 – di cui però 4 casi negli ultimi 15 anni.

Per di più è cambiato anche il modo in cui piove perché le precipitazioni giornaliere tendono a manifestarsi, più che nel passato, con rovesci più intensi e localizzati nello spazio.

Ecco perché sulle grandi città della penisola, complice anche l’aumentata intensità delle isole urbane di calore, i nubifragi negli ultimi 20 anni hanno subito un incremento.

Ma le precipitazioni, oltre che più intense a livello giornaliero, sono diventate anche molto irregolari nel corso dell’anno cosicché si alternano, in maniera casuale, periodi molto piovosi con periodo molto secchi.

Insomma piovosità e siccità non sono regolari e prevedibili come nei climi tropicali.

In particolare in autunno le piogge intense tendono ormai a concentrarsi in pochi giorni con conseguente aumento degli eventi alluvionali.

Per di più l’aumentata frequenza degli episodi di siccità ha aggravato la prospettiva di desertificazione per alcune regioni del Meridione.

Da questo quadro emerge chiaramente che il clima dell’Italia è peggiorato non perché si è tropicalizzato bensì perché sono aumentati in intensità e frequenza gli eventi estremi (temporali, trombe d’aria, venti forti, nubifragi, alluvioni, siccità, ondate di caldo), un fenomeno comune a molte altre regioni del mondo e noto come “estremizzazione del clima” e le cui cause sono riconducili all’incremento dell’effetto serra.

Le conseguenze del potenziamento dell’effetto serra non sono solo il surriscaldamento del pianeta, documentato in maniera inequivocabile dai termometri, ma anche una maggiore instabilità dei protagonisti della circolazione atmosferica come i Monsoni,  l’ENSO ( El Niño Southern Oscillation) e, nel caso europeo, la NAO ( Northern Atlantic Oscillation), un indice che sintetizza le anomalie nella reciproca posizione del Ciclone dell’Islanda, la fucina delle perturbazioni atlantiche e dell’anticiclone delle Azzorre.

Infatti, se è vero che la circolazione atmosferica generale è un ingranaggio alimentato dal sole, è anche vero che oggigiorno al calore solare si aggiunge il calore da effetto serra (+2.5 watt/m2, pari all’1% dell’energia solare).

Ed è proprio tale carburante in più a mandare “fuori giri” il motore della circolazione, favorendo quindi anche più frequenti e più intense anomalie climatiche.

Del resto un surplus di calore dell’1% non è un’inezia visto che la “piccola glaciazione” fu provocata da una riduzione della radiazione solare di appena lo 0.5 %.

Fig.1 -ciclone extratropicale

Fig.1 – un possente ciclone atlantico

Fig.2

Fig.2 – Aumento delle ondate di caldo rispetto ad una terra senza incremento dell’effetto serra

fig.3

Fig.3 – Aumento degli eventi estremi nei vari continenti nel periodo 1980-2010

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