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La teoria dello snow blitz. Il seguito della Storia sui bruschi cambiamenti climatici

Secondo tale teoria i grandi climatici avvengono nel corso di pochi decenni o addirittura pochi anni. In Redazione Mario Giuliacci

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“Natura non facit saltus” recita un noto detto latino. Ma questa regola sembrano disobbedire i cambiamenti climatici. Infatti secondo la teoria dello snowblitz se, durante una fase caratterizzata da energia solare incidente in diminuzione, un inverno particolarmente freddo e nevoso fosse seguito da un’estate molto fresca, si potrebbe instaurare un meccanismo a catena che in breve tempo porterebbe alla formazione di estese coltri ghiacciate.

Con un’estate fresca difatti la neve accumulata durante l’inverno non si scioglierebbe del tutto, contribuendo a riflettere parte della già ridotta radiazione solare incedente anche durante l’autunno (un suolo innevato assorbe solo il 10% dei raggi solari e riflette il restante 90%), e aprendo così la strada ad altre abbondanti nevicate che andrebbero ad ispessire la calotta glaciale in formazione.

Nell’arco di poche stagioni intere regioni verrebbero ricoperte da estese lastre di ghiaccio in espansione, dando avvio in modo del tutto improvviso ad una nuova glaciazione.

In effetti, indipendentemente dalle forze che lo spingono a cambiare, il clima ha una sua inerzia, con la quale si oppone al cambiamento.

Quando però la spinta al cambiamento (dalle variazioni dell’orbita terrestre ai cicli solari, fino alle anomalie della circolazione marina o l’effetto serra di origine antropica) diviene insostenibile, il sistema climatico cambia improvvisamente e in modo, il più delle volte, radicale.

Il clima del Pianeta insomma non varia poco alla volta di anno in anno, ma sembra piuttosto salire all’improvviso dei gradini che lo portano, in tempi rapidissimi, a subire notevoli variazioni.

Del resto una delle “regole” fondamentali che regolano la fisica dell’atmosfera è che “piccole azioni possono produrre grandi reazioni”.

Insomma piccoli cambiamenti nelle forze che agiscono sul sistema climatico possono cioè spingere il medesimo ad oltrepassare alcuni “punti soglia” che lo conducono improvvisamente a “saltare” in una nuova fase, molto differente da quella precedente, per cui anche il clima è costretto a cercare un nuovo punto di equilibrio.

Ecco quindi spiegato perché, nonostante il surriscaldamento del Pianeta sia in corso già da più di un secolo, solo negli ultimi decenni i cicloni tropicali sono diventati improvvisamente più numerosi e violenti.

Sembra però che a variare in modo brusco non siano solo la frequenza e l’intensità dei fenomeni atmosferici estremi: anche l’andamento delle temperature medie del Globo va difatti letto in quest’ottica.

A partire dalla seconda metà del XIX secolo le temperature del Pianeta sono notevolmente salite, tanto che oggi le nostre stagioni sono sicuramente più calde di quanto non fossero 150 anni fa.

Tuttavia il riscaldamento non è stato costante, e si possono anzi riconoscere periodi in cui le temperature sono salite di poco, altri in cui sono salite vertiginosamente e altri in cui, paradossalmente, il clima è tornato temporaneamente a raffreddarsi.

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La macchina climatica insomma è in grado di procedere a diverse velocità e, in alcune occasioni, di innestare anche la “retromarcia” e tornare sui suoi passi: si può spiegare così anche l’accelerazione che ha subito il processo di surriscaldamento del Pianeta negli ultimi anni.

Secondo studi del National Climatic Data Center del NOAA nel XX secolo difatti la Terra si è riscaldata alla velocità di circa 0,6 °C per secolo, ma con un ritmo assai più elevato a partire dalla fine degli anni ‘70, quando l’aumento delle temperature ha assunto un trend di circa 1,7 °C per secolo: negli ultimi trent’anni del secolo scorso il Pianeta si è quindi riscaldato più di quanto non avesse fatto nei precedenti settant’anni.

Ma cosa può spingere il clima ad invertire così bruscamente la rotta?

Ve lo diremmo nel prossimo articolo

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